15
Mag

Portfolio Gare 2007

Ho raccolto le foto più belle della stagione 2007 di cui ho selezionato queste:

Emiliano’s Jumpin’

15
Mag

香港梗牙 hong kong fixed gear

香港梗牙 hong kong fixed gear

Devo ringraziare Brian di HK Fixed per avermi mandato traffico dal suo sito.

Thanks to Brian by HK Fixed to send me web traffic.

Gracias a Brian de HK Fixed por mandarme visitas.

Questo è un fantastico blog sulle fisse: HKFixed

09
Mag

Tropicana

Il Gruppo Italiano è un gruppo musicale italiano che ebbe una certa notorietà negli anni ottanta.

I componenti del gruppo erano Patrizia Di Malta, Raffaella Riva, Gigi Folino, Roberto del Bo e Chicco Santulli].

Nati nel 1981, dopo il primo album “Maccherock” ed alcune apparizioni a Mister Fantasy, il programma condotto da Carlo Massarini, ebbero il loro momento di gloria nell’estate del 1983 quando il loro singolo Tropicana era in vetta alle classifiche italiane. L’anno dopo hanno partecipato al Festival di Sanremo con Anni ruggenti. Successivamente (estate 1984) hanno avuto il loro ultimo successo con Il treno del caffè.

Questo video è la loro apparizione a “La notte vola”

E di seguito il testo della canzone
Gruppo Italiano - Tropicana
(L.Folino-R.Riva-E.F.Santulli)
—————————————- —–
Ma che strano sogno
di un vulcano e una città
gente che ballava sopra un’isola
Suonava “Blue Gardenia”
un’orchestrina jazz
l’acqua ribolliva lentamente ad est

L’esplosione e poi
dolce, dolce
un’abbronzatura atomica
tra la musica
dolce, dolce
tutto andava giù

Mentre la tivù (diceva)
mentre la tivù (cantava)
“Bevila perchè è Tropicana, yè!”
Mentre la tivù (diceva)
mentre la tivù (cantava)
“Bevila perchè è Tropicana, yè!”

Brucia nella notte
la città di San Jose
Radio Cuba urlava fuori da un caffè
la lava incandescente
gremava gli hula-hoop
l’uragano travolgeva i bungalow

Noi stavamo lì
dimmi, dimmi
non ti senti come al cinema?
E stavamo lì
dimmi, dimmi
come dentro a un film

E stavamo lì
dimmi, dimmi
non ti senti come al cinema?
E stavamo lì
dimmi, dimmi
come dentro a un film

Mentre la tivù (diceva)
mentre la tivù (cantava)
“Bevila perchè è Tropicana, yè!”
Mentre la tivù (diceva)
mentre la tivù (cantava)
“Bevila perchè è Tropicana, yè!”

Mentre la tivù (diceva)
mentre la tivù (cantava)
“Bevila perchè è Tropicana, yè!”
Mentre la tivù (diceva)
mentre la tivù (cantava)
“Bevila perchè è Tropicana, yè!
E’ Tropicana, yè!
E’ Tropicana, yè!
E’ Tropicana, yè!”

08
Mag

Car Sticker

Ho pensato di farmi un adesivo come questo:

tratto da ww.oddee.com

07
Mag

Cinelli History - Una storia Italiana di successo

Vista la mia passione per le Biciclette CINELLI, ho voluto raccogliere informazioni sulla storia di questo prestigioso marchio che il mondo ci invidia.
Ringrazio chi ha raccolto nel web tante informazioni e cito: Wikipedia, Max Petry (autore del testo in Inglese), www.classicrendezvous.com e come sempre Sheldon Brown.
Buona lettura.

CINELLI

1948, un bravo corridore professionista con 15 anni di pedale nelle gambe e il pallino della meccanica, decide di mettere a frutto le geniali intuizioni maturate nel corso dei chilometri macinati su ogni tipo di strada: E’ Cino Cinelli.

Cino Cinelli alle prese con un telaio e in Volata alle Tre Valli Varesine del 1940

Qualcuno lo ricorda da corridore ma molti invece lo ricordano perché regala al ciclismo moderno il primo manubrio in alluminio, la prima sella con lo scafo in plastica, i primi cinghietti fermapiede, il primo pedale a sgancio rapido.


1963 - Manubrio da corsa in alluminio


La forma ricurva, l’uso della lega leggera. Il moderno manubrio da corsa fu un’invenzione di Cino Cinelli.
Passano trent’anni e nel 1978 Cino passa la società ad un giovane industriale leader nel settore dei tubi d’acciaio, col cuore in bicicletta: Antonio Colombo.
La mente è diversa, forse più visionaria, l’occhio vede oltre il presente. Così l’azienda si trasforma e le invenzioni del “design made in Cinelli”, iniziano a girare il mondo. La bicicletta cambia, o meglio cambia la visione della bicicletta. Si inizia a parlare di progetto totale. Nasce Laser, che abbandona le congiunzioni e introduce il Tig nei telai da strada. Tra l’altro, è l’unica bici italiana ad aver vinto un Compasso d’oro (1991) e oltre 28 medaglie d’oro in varie Olimpiadi e Campionati del Mondo.


1980 - Laser
La competizione è sempre nel DNA Cinelli. Scelgono i suoi manubri Campioni come Lemond, Fignon, Hinault e Chiappucci, passando per Lance Armstrong e Mario Cipollini fino ad arrivare a Di Luca, Freire e Simoni.

Con Rampichino (1985) Cinelli ha portato la MTB in Italia (dagli USA, la Bianchi ai tempi non ci credeva), con Cork Ribbon (1987) reinventa il nastro, con le prolunghe Spinaci (1996) fa correre oltre 800.000 ciclisti in tutto il mondo, con Bootleg (2000) sfida le regole e inventa il concetto di street cycling, con Ram (2002) rivoluziona il manubrio.

Foto spinaci

Queste le Radici di Cinelli, questo il suo presente: oggi Cinelli è citata nel Dizionario del Design Italiano (Rizzoli, 1999), é nell’ADI Design Index (2000-2001), e dal Corriere della Sera viene definita oggetto di culto negli USA al pari di Ferrari, Vespa e Fornasetti (9 gennaio 1999).
Le bici Cinelli, soprattutto da pista, sono molto ricercate negli USA e in Giappone (vedi articolo in Inglese al fondo).
Dal 1997 Cinelli è divisione di Gruppo SpA e insieme a Columbus forma un polo produttivo di rilevanza mondiale, nel settore del ciclismo di altissima gamma.
Lo stabilimento della Gruppo SpA è situato a Caleppio di Settala, a 10km da Milano. Il nuovo complesso di 18.000 m² comprende gli uffici amministrativi e commerciali, la progettazione, il reparto produttivo e il magazzino.

MISSION (tratto dal Sito Ufficiale Cinelli)
Questa è la mission di Gruppo che in Cinelli viene meglio declinata in: In bike we trust!
È fortunato chi ha uno scopo nella vita: il nostro è migliorare la vita degli altri (ciclisti).
E anche se la bicicletta è già stata inventata, non ci perdiamo d’animo. La nostra storia ci insegna che non c’è nulla di impossibile, basta guardare oltre il presente.
Così un manubrio deve diventare un manubrio che non c’era,
Un nastro deve diventare un nastro che non c’era,
Una bici deve diventare una bici che non c’era.


Applichiamo principi di Design ai nostri prodotti ma anche alla nostra azienda. Design non è “estetica”. Design é forma, primo progetto, disegno, tecnologia, tecnica, materiali, innovazione, creatività, funzione, qualità, unicità, conoscenza, emozione. Vogliamo che ogni prodotto abbia un’Idea, perché se è una copia, non può essere Cinelli. La strada per arrivare alla mission però, è lunga e non è facile.
Occorre apprendere l’APC della bicicletta:
AMARE,
PRATICARE,
CONOSCERE.


Della bici dobbiamo conoscere ogni dettaglio, e non solo perché siamo abituati a correrci su.
La amiamo e ne apprezziamo la storia. Abbiamo la testa nel futuro ma i piedi sono ben piantati per terra, nel 1943 quando Cino Cinelli vinse la Sanremo.
In Cinelli ci muoviamo con i tempi, sappiamo chi è Duchamp e Kurt Cobain, abbiamo letto Brera e Buzzati. Siamo curiosi: di arte, di musica, di design, di altri sport. Per noi Berghaus non è una nuova medicina, e Mark Newson o Philip Stark non sono due calciatori.
Le nostre radici sono a Milano: per molti versi un vantaggio. Saper cogliere quegli aspetti che hanno fatto della città un centro di cultura internazionale è basilare e ci aiuta nel perseguire il nostro obbiettivo.
Per raggiungere il nostro scopo ci serviamo di tutto: nuove tecnologie, materiali sofisticati, tecnici preparati, test severissimi, strumenti all’avanguardia, ma anche mostre d’arte e concorsi di design. Perché la bicicletta è una continua evoluzione, è un progetto infinito. Solo nuovi stimoli e nuove idee possono aiutarci a creare quel prodotto che è la sintesi di (nostri) sogni e visioni.

Aldo Rock Calandro, discografico con la bici nel cuore, Bootlegger ad honorem

Il N°1 del blues italiano Fabio Treves da sempre grande sostenitore della 2 ruote e di Cinelli

The Cinelli Story (La Storia)


New logo that was introduced in 1978…


Some say that Cinelli has achieved a cult status in the USA, on par with Ferrari, Vespa and Ducati. Although this may be true, the rich history of Cinelli is much more than a mythical story told by a fanatical few.

In 1948, a good professional racer with 15 years of pedaling in his legs and a knack for mechanics decided to make use of the brilliant intuitions he had developed during the many miles spent on every kind of road.

This man was Cino Cinelli.

Some may remember him for his cycling career; many more for his great gifts to cycling. Others remember him as the first president if the Italian Association of Professional Cyclists, an office to which he was elected for 15 consecutive years. Cino gave modern cycling its first aluminum handlebar, its first saddle with a plastic frame, its first footstraps, and its first clipless pedals.
Now fast forward 30 years to 1978. Cino handed the company over to a young entrepreneur in the steel tubing industry, a man whose heart was in bicycles and whose soul was afire with artistic passions. Enter Antonio Colombo.

His approach was different, possibly more visionary, with a look beyond the present. The company was transformed, and the inventions of the “design made by Cinelli” begin to gain notice the world over. The bicycle was changed for the better, but the greater victory was in Columbo’s vision for those changes; laser was born, the lugs were abandoned, and TIG welding was introduced to frame builders. With this visionary approach to “design made by Cinelli”, it has become the only Italian bicycle to win a Golden Compass award (1991).

Jumping forward to 1997, Cinelli became a division of Gruppo SPA; together with 3T Components and Colombus Tubing it has become part of a world-class production facility in the field of high-end bicycle manufacturers that is rivaled by few.

These are the roots of Cinelli, and this is Cinelli today: Cinelli is mentioned in the Dictionary of Italian Design, and it appears in the ADI Design Index. Cinelli is now distributed in the USA by Bicycle Technologies International , a leading wholesaler based in Santa Fe, NM.

Cino Cinelli was a successful bicycle racer in Italy, winning Milan-San Remo in 1943 and. He started using some of the ideas he had created in his head during those year s of racing, when he began building frames after Word War II. Cinelli thought that frames needed to be stiffer and that the geometry was to relaxed on most of the models of that era. He created a fork crown that had sloping shoulders and internal lugs. This allowed the blades to be shorter and created a stiffer fork . Cinelli also redesigned the seat collar, bring the seatstays in behind the lug rather that along side it. Fausto Coppi was one of the first to use these new features when he raced on a Cinelli frame in 1947.

Cinelli frames have a loyal following with bicycle fans worldwide. They were produced in small quantities (750 in the best years) till the company was sold to A.L. Colombo group in the late 70’s. Cinelli frames made up until that point where used used mainly for Olympic and World Championship teams.

Cinelli also was known for components, his steel stems and bars where classic. There where a number of innovations that he brought to cycling. The first clipless pedal, the M71 was released in 1971. The first aluminum handlebars to be accepted by the pros. The first plastic saddle, the Unicantor was designed in 1962 and became the model which all of todays saddles are based.

Hub design was an area that Cinelli put his trademark on with the introduction of the Bivalent q/r hubs. This design left the freewheel behind in the frame, and the wheel could be used in the front or rear. The idea was ahead of it’s time, and the cost which was about twice what a Campagnolo hub would cost.

Cinelli also created the Laser bicycle which was one of the first aero “funny” bikes. This model was used to win many national and world titles. Ole Ritter used a Cinelli to set the hour record in 1968. This model had longer cranks and Campagnolo hubs that were 2 cm. narrower than conventional hubs. This bike ran on special tubulars made just for this record attempt. The bike also had a special fork with winged shaped blades for lower wind resistance.

In Italy the professional racers have a special attachment to Cino Cinelli. The relationship developed between Cino, Gino Bartali and Fausto Coppi. Cino was the foundation of the Italian Professional Cycling Association for professional riders. The idea was to represent the riders interest in the Italian Bicycling Federation, as well as the Italian Sports Federation (CONI). Cino was the president of the association for 24 years. His book on training for cycling remains a classic to this day.

Cinelli serial numbers do not run in sequence. Only in the post - 1981 timeframe (corresponding to the sale of the company to A.L. Colombo) do the serial numbers indicate the date. Some frames may have sat unsold for years in the shop, others may have been built by subcontractors.

The key to dating a Cinelli is the lugs (3 holes or no hole) and the bottom bracket oil port. The presence or absence of these features will help to establish the manufacturing date of a Cinelli frame.

The BB port disappeared in about 1965. The 3 holes in the lugs appeared in about 1968. The Special Corsa (”A” model) is distinguished by its sloping fork crown, where the “B” model has a conventional flat fork crown. The “C” model is known as the “Riviera”. There may have been a factory lightweight model, featuring a milled BB - 3 such bikes are known. There was also a “Laser” aerodynamic / time trial bike offered in limited numbers in the mid-80s.

Steven Maasland contributed the following on the debate recently about the significance of the SC on Cinelli bikes, I wrote to Andrea Cinelli to see if he could shed any light onto the matter. The question was, essentially, what is the difference between a Speciale Corsa and a Super Corsa. His response was:

“Le etichette “Speciale Corsa” e “Supercorsa” identificano lo stesso modello di telaio o bici: venivano abbreviate “S.C.”, in cui la “S” indicava “Speciale” o “Super”, mentre la “C” indicava “Corsa”, per differenziare il modello più economico: “modello B”.”

Which translates to: The labels Speciale corsa and supercorsa identified the same model of frame or bike: they were abbreviated “S.C.”, in whihc the “S” indicated “Speciale” or “Super”, whereas the “C” indicated “Corsa”, to differentiate from the more economical model: “Modello B.”

“Avevamo temporaneamente esaurito un’ etichetta e per un equivoco dello stampatore la lettera “S” ha avuto due significati diversi. Errori simili succedevano in passato anche con i francobolli con grande “soddisfazione” dei collezionisti che lucravano prezzi più alti sul mercato.

Which translates to: We had temporarily run out of a label and due to a printer’s error, the letter “S” had two different meanings. Similar errors have also happened in the past with postage stamps to the great “satisfaction” of collectors who have sought more lucrative prices on the market.

It would therefore appear that there is no intended difference whatsoever between the two denominations.

06
Mag

Rossignoli Extra-SPort

Mi hanno regalato una vecchia bici da corsa in discrete condizioni. E’ una Rossignoli Extra-Sport rossa.

L’ho portata a casa e l’ho smontata completamente, prima però ho fatto le foto di rito per non perdere niente (compreso il disegno delle Decals) visto che ho intenzione di restaurarla.

Sul telaio c’è stampigliato un numero 57583 che credevo essere il numero di serie, ma dopo un esame più attento mi sono accorto che indica le misure del telaio: Misura Tubo Orizzontale 58, Piantone 57, Diametro tubo 3 (corrisponde?) si vede che una volta appena saldato il telaio veniva marcato con le misure per identificarlo.

Durante lo smontaggio dei componenti ho rilevato alcuni dati tecnici:

Ruote: Cerchi “Sanremo” e pneumatici da 700×32

Piega; Cinelli

Comandi freno: Weinmann

Freni: Balilla

Presto il telaio verrà sottoposto a sabbiatura-grinding e poi verniciato dal B.B.; prossimamente un post sui lavori in corso.

PS: Sto riciclando tutto, m’ha preso la mania del “Differenziare”.

05
Mag

Gara Giovanissimi Casalbeltrame

casalbeltrame

I Giovanissimi della Ciclistica Castellettese erano di scena ieri a Casalbeltrame, nel novarese.

Samuele Rubino si è piazzato 6° nei G2 dopo una gara molto combattuta.

Nella G3 ottima la condotta di Eleonora Stagnoli.

Una gara molto tirara la categoria G4 con il 6° posto per Gabriel Villanueva; nella stessa categoria, ottima prestazione di Gnemmi Jessica e Oscar Zambra arrivati tra i primi 15.

La giornata è stata molto intensa e il clima è stato molto bello per tutta la durata dell’appuntamento.

Da segnalare qualche caduta senza traumi data dalla foga dei ragazzi e dallo stretto circuito.

La prossima gara è a Galliate, Domenica 11 Maggio.

29
Apr

Specialized Allez Junior El Gato

Ready to Race

La bici di Oscar finalmente è pronta, dopo vari tentativi per cercare la migliore posizione in sella.

Componenti nuovi: Pipa Scott da 100 mm in luogo di quella da 50 mm (troppo corta), Sella San Marco Afine, più Bassa, più leggera e più lunga; abbiamo anche montato il Ciclocomputer della Specialized. Speriamo in bene.

Foto: Nokia N73

24
Apr

Scott Speedster S40 e S60fb

Mi hanno proposto una nuova bici da strada ad un prezzo conveniente, ke ne dite:

Weight
9.2 kg
20.2 lbs

Frame
Lite Alloy tubing road geometry
7005 Alloy D. Butted
Integrated headtube

Fork
Carbon 1 1/8″ steel steerer integrated

Headset
Integrated steel cup

Derailleur (Rear)
Shimano Tiagra RD-4400 18 speed

Derailleur (Front)
Shimano Tiagra Fd-4400

Shifters
Shimano Tiagra ST-4500
Dual control 18/27 speed
Compact version available

Brakes
Scott Pro SCBR-530 Cartridge pads

Crankset
Truvativ TOURO road
34/50 T or 30/42/52 T

BB-Set
Truvativ 07BB 68/108

Handlebar
Scott RoadDrop OS Anatomic 31.8mm

H’stem
Scott Road Team OS 1-1/8″ / four bolt 31.8mm

Seatpost
Carbon/Alloy 31.6mm

Seat
Scott Road

Hub (Front)
Scott Comp

Hub (Rear)
Shimano 2200

Chain
Shimano CN-HG53

Cassette
Shimano CN-HG50-9 12-25 T

Spokes
DT-Swiss Champion Black 2mm

Rims
Alex-R 500 black
Front / Rear 32H

Tires
Conti Ultra Sport 700×23 C

24
Apr

Patrick Sercu

Nato a Rouleurs, Roeselare per i fiamminghi, professionista dal 1965 è passato dalla pista alla strada dopo aver collezionato titoli e primati.
In virtù della scuola di suo padre Albert, che è pure stato eccellente corridore, ha svolto gran parte della sua attività su pista collezionado una serie di affermazioni che gli hanno fruttato autentici records, come il numero dei titoli ufficiali conquistati, 59, e come quello delle Sei Giorni vinte, 88.
La prima vittoria da seigiornista l’ha ottenuta nel 1965 a Gand accoppiato a Eddy Merckx.
Da dilettante è diventato campione del mondo della velocità a Rocourt (Belgio) nel 1963 dopo che la giuria aveva squalificato Sergio Bianchetto.
Ai Giochi Olimpici di Tokio ‘64 vince la prova del chilometro con partenza da fermo, ma viene eliminato dall’italiano Pettenella in semifinale della velocità.
Inoltre, sempre da dilettante, ha conquistato otto titoli di campione belga (velocità, omnium, americana). Ha continuato tra i professionisti aggiudicandosi le maglie iridate nella velocità del ‘67 e ‘69, vincendo 18 titoli di campione d’Europa e 29 di campione del Belgio. Tutte le specialità, eccetto il mezzofondo, gli hanno dato almeno un titolo.
Nel 1973 (18 settembre) batte il record del mondo dei 1000 metri lanciati che apparteneva a Marino Morettini, per l’inezia di 14/100 al Vigorelli in 1h02′46″ media 57,636 km/h.
Il 9/12/1973 a Città del Messico fa ancora meglio e ottiene il primato assoluto volando in 58″50.

Re indiscusso delle Sei Giorni, ne ha disputate 224 vincendone 88 delle quali 11 a Gand e 4 a Milano città in cui, nel febbraio del 1983, in coppia con Argentin, ha chiuso la carriera.

Ma la strada lo ha sempre attirato e gli ha dato più di una soddisfazione; anche se nessuna grande classica figura nel suo palmares, nel bottino sono moltissime semi-classiche belghe, la Sassari-Cagliari, il Giro di Sardegna ‘70 (dopo un duello esaltante con Eddy Merckx), 14 tappe al Giro d’Italia (ne ha corsi sette) e 6 tappe al Tour (ne ha disputati due, ha indossato la maglia gialla e ha vinto la classifica a punti nel ‘74) per un totale di quasi 100 affermazioni.
Conclusa la carriera è stato assunto dalla Lega belga come tecnico per la pista dimostrando, anche in questo impegno, le sue non comuni qualità sportive e umane.

Non è facile scrivere in poche righe chi è stato Patrick Sercu. L’ammirazione, ed un segno di gratitudine per quello che ha fatto vedere ai sinceri sportivi di tutto il mondo, ti porta a dire semplicemente: “Un Grande!”. Il tutto, debitamente maiuscolo, proprio per quella spontaneità che viene dall’immanenza. In pista è stato il “Sire” in assoluto, su strada è stato capace di soffrire ed applicarsi, divenendo un evidente in grado di ritagliarsi uno spazio in piena era Merckx, ovvero in contemporanea al corridore più forte che i miei occhi abbian mai visto. Un uomo spontaneo, simpatico, cordiale e intelligente. Un signore. Verso atleti come Sercu, hai sempre l’obbligo di considerarti fortunato nell’averli visti, nel poter dire a figli e nipoti che c’eri anche tu e che non t’importa del tempo passato, perché l’arte, e quella sportiva lo è, non ha mai morte e rimane legata come un penate all’intero segmento di vita.

Patrick, raccolse la passione verso la bicicletta dal padre, Albert, che era stato un eccellente corridore, ma aveva un difetto: non era veloce abbastanza.

Per questo motivo non poté raccogliere il palmares che le altre facoltà meritavano e per questa caratteristica s’era fatto giocare dall’astuto olandese Middelkamp ai campionati mondiali del 1947.
Forse, per devozione alle volontà di rivincita del genitore, il piccolo Patrick alimentò sin da subito uno straordinaria sensibilità verso la velocità e lo sprint. Divenne così ben presto corridore e pistard in particolare.

La sua crescita in termini di riscontri cronometrici e di vittorie, seguì la costante del successo e nel 1963, a soli 19 anni, dopo aver vinto il campionato belga della velocità dilettanti, sul velodromo di Rocourt, si laureò campione mondiale della specialità.

Nel 1964 stabilì a Bruxelles il record mondiale del chilometro con partenza da fermo su pista coperta, quindi, sulla medesima prova, vinse la Medaglia d’Oro alle Olimpiadi di Tokyo.
Anche nella velocità, si mostrò più che competitivo, arrivando alle semifinali, dove fu battuto dall’italiano Giovanni Pettenella (poi olimpionico) e, nella finale per il bronzo, dal francese Daniel Morelon. I giochi giapponesi però, segnarono l’inizio di una leggenda, perché dalla pista a cinque cerchi di Tokyo, Patrick divenne fine all’ultima corsa svolta, l’attrazione principale di ogni manifestazione sui velodromi. Qualche dato: 59 titoli ufficiali conquistati, 88 Sei Giorni vinte (record assoluto!), 8 titoli di campione belga da dilettante (velocità, omnium, americana) e ben 29 fra i professionisti, divisi in tutte le specialità escluso il mezzofondo; i titoli mondiali nella velocità professionisti nel ‘67 e ‘69 e 18 titoli di campione d’Europa divisi nelle varie specialità, compresi i derny. Ottenne la sua prima vittoria da seigiornista nel 1965 a Gand, in coppia con Eddy Merckx, verso il quale l’univa una forte amicizia.
Il 18 settembre 1973, sulla pista del Vigorelli, batté il record del mondo dei 1000 metri lanciati che apparteneva a Marino Morettini, percorsi in 62″46 alla media di 57,636 kmh. Meno di tre mesi dopo, il 9 dicembre, a Città del Messico, fece ancora meglio e ottenne un primato incredibile per quei tempi e non solo, volando sul chilometro alla media di 58″794!
Anche su strada, il suo segno vincente si determinò con una palpabilità impressionante. Studiare oggi il corso della carriera di Patrick Sercu, è il modo migliore per capire e concepire il senso più vero di un ciclismo fondato sulle doti naturali e sugli spazi che ci sono per non arrivare a quella esasperazione specialistica che tanto incide, negativamente, sulla possibilità di reperire nuovi appassionati ed è, nel contempo, un inno al doping. Sercu era un genio delle specialità veloci della pista e seppe vincere su strada, oltre alle tappe classiche dei velocisti, anche delle brevi corse a tappe. Certo, Patrick era un fenomeno, ma studiando il suo tratto, ritroviamo ampi margini per rafforzare convinzioni e verità sulle essenze del ciclismo che tanto osservatorio sottostima, o non vede proprio.
Nel palmares di Sercu, non figura nessuna grande classica, ci sono però moltissime semi-classiche belghe tipo la Kuurne-Bruxelles-Kuurne (’77), la Sassari-Cagliari (’73), il Giro di Sardegna ‘70 (dopo un grande duello con Eddy Merckx), 14 tappe al Giro d’Italia (ne ha corsi sette) 6 tappe al Tour (ne ha disputati due, ma ha indossato la maglia gialla e ha vinto la classifica a punti nel ‘74), una miriade di tappe di tour brevi come Tirreno-Adriatico, Parigi-Nizza, Giro di Puglia, Giro di Sardegna, Giro del Mediterraneo, Delfinato, per un totale di 98 affermazioni.
Chiuse la sua inimitabile carriera, nel febbraio del 1983, nella Sei Giorni di Milano corsa in coppia con Argentin. Conclusa l’attività da atleta è stato assunto dalla Lega belga come tecnico per la pista dimostrando, anche in questa mansione, le sue doti, il suo intuito e quelle qualità umane che lo han sempre contraddistinto. Successivamente s’è impegnato nell’organizzazione e nella direzione di molte Sei Giorni. Corretto come pochi da corridore e gentleman nella vita. Un signore ed un personaggio verso il quale una semplice stretta di mano e da considerarsi come un premio ambito.

Ha corso spesso con le bici Gios ed era soprannominato “Keizer van de Six”, credo che significhi “il Kaiser delle 6 Giorni”, “Il re della 6 giorni”.

Articolo tratto da altri testi trovati sul Web.

24
Apr

25° Memorial Settimio Simonini

Castelletto Ticino (NO) - 20 apr 2008

Domenica 20 aprile si è tenuto a Castelletto Ticino (Novara) il 25° Gran Premio Resistenza e Caduti Castellettesi - 25° Memorial Settimio Simonini, sul tradizionale circuito di 10 km da ripetere 6 volte per complessivi 60 km, con partenza alle ore 10 Categoria Allievi.

Con un centinaio di corridori provenienti oltre che dal Piemonte anchLombardia, alla di 60,6 chilometri spalmati sul circuito Castelletto Ticino, Sito Borghetto, Borgo Ticino, Castelletto Ticino per chiudere il cerchio di 10 chilometri circa ripetuto 6 volte che i corridori hanno pedalato alla garibaldina realizzando una media piuttosto alta di 40,724 km/h.

La gara non ha registrato momenti particolari da segnalare; l’alta velocità determinata dai continui scatti e contro scatti di vari corridori, risultavano decisivi per delle sgroppate solitarie che duravano solo qualche centinaio di metri prima di venire fagocitati dal gruppo che, nel finale, si spezzava in più tronconi proiettando all’avanguardia un plotone di una ventina di corridori andati a giocarsi allo sprint la vittoria finale.

Ma la sfortuna ha voluto metterci lo zampino proprio nel rettilineo finale dove una spettacolare caduta coinvolgeva una decina di corridori comprendenti, tra gli altri, anche gli atleti Mirco Morgantini e Pietro Bertorello della Rostese, Serra della Piossasco e altri, fortunatamente tutti rialzatisi senza gravi conseguenze fisiche.

Lo sprint intanto proseguiva accesso con un testa a testa tra il rhodense Luca Wackermann e Giuseppe Bovio (Bonalanza) che con Cerutti (VC Novarese) hanno definito il podio. Terza vittoria stagionale per il grandissimo Luca Wackermann.

Ottimo risultato anche per i ragazzi della Rostese diretti da Stefano Morgantini che piazza 3 corridori tra i Top-Ten di giornata al pari della Polisportiva Molinello di Cesano Maderno.

ORDINE D’ARRIVO

1. Luca Wackermann (Polisposrtiva Molinello Cesano M.) km. 60,600 in 1h29′17″ media 40,724 km/h
2. Giuseppe Bovio (Sco M. Bonalanza)
3. Alberto Cerutti (VC Novarese)
4. Marco Wackermann (Polisposrtiva Molinello Cesano M.)
5. Luca Croce (Asd Ciclistica Rostese)
6. Pietro Maria Piccaluga (idem)
7. Steve Rizzardini (Polisposrtiva Molinello Cesano M.)
8. Giorgio Della Volpe (Asd Ciclistica Rostese Liguria)
9. Davide Avitabile (Ciclamanti)
10. Simone Staltari (Asd pedale Acquese)

Corridori iscritti: 110, Partenti: 98, Arrivati: 38

(cito l’autore: Vito Bernardi)

Per la cronaca, i carissimi Soci della S.C.Castellettese mi hanno fatto salire sull’ammiraglia in qualità di Speaker (in corsa) della manifestazione…….devo dire che non mi sono mai divertito così tanto.

Domenica 20 aprile si è tenuto a Castelletto Ticino (Novara) il 25° Gran Premio Resistenza e Caduti Castellettesi - 25° Memorial Settimio Simonini, sul tradizionale circuito di 10 km da ripetere 6 volte per complessivi 60 km, con partenza alle ore 10 Categoria Allievi.

Con un centinaio di corridori provenienti oltre che dal Piemonte anche dalla Liguria e dalla vicina Lombardia, si è disputato il 25° Gran Premio dedicato alla Memoria dei Caduti Castellettesi sulla distanza di 60,6 chilometri spalmati sul circuito Castelletto Ticino, Sito Borghetto, Borgo Ticino, Castelletto Ticino per chiudere il cerchio di 10 chilometri circa ripetuto 6 volte che i corridori hanno pedalato alla garibaldina realizzando una media piuttosto alta di 40,724 km/h.

La gara non ha registrato momenti particolari da segnalare; l’alta velocità determinata dai continui scatti e contro scatti di vari corridori, risultavano decisivi per delle sgroppate solitarie che duravano solo qualche centinaio di metri prima di venire fagocitati dal gruppo che, nel finale, si spezzava in più tronconi proiettando all’avanguardia un plotone di una ventina di corridori andati a giocarsi allo sprint la vittoria finale.

Ma la sfortuna ha voluto metterci lo zampino proprio nel rettilineo finale dove una spettacolare caduta coinvolgeva una decina di corridori comprendenti, tra gli altri, anche gli atleti Mirco Morgantini e Pietro Bertorello della Rostese, Serra della Piossasco e altri, fortunatamente tutti rialzatisi senza gravi conseguenze fisiche.

Lo sprint intanto proseguiva accesso con un testa a testa tra il rhodense Luca Wackermann e Giuseppe Bovio (Bonalanza) che con Cerutti (VC Novarese) hanno definito il podio. Terza vittoria stagionale per il grandissimo Luca Wackermann.

Ottimo risultato anche per i ragazzi della Rostese diretti da Stefano Morgantini che piazza 3 corridori tra i Top-Ten di giornata al pari della Polisportiva Molinello di Cesano Maderno.

ORDINE D’ARRIVO

1. Luca Wackermann (Polisposrtiva Molinello Cesano M.) km. 60,600 in 1h29′17″ media 40,724 km/h
2. Giuseppe Bovio (Sco M. Bonalanza)
3. Alberto Cerutti (VC Novarese)
4. Marco Wackermann (Polisposrtiva Molinello Cesano M.)
5. Luca Croce (Asd Ciclistica Rostese)
6. Pietro Maria Piccaluga (idem)
7. Steve Rizzardini (Polisposrtiva Molinello Cesano M.)
8. Giorgio Della Volpe (Asd Ciclistica Rostese Liguria)
9. Davide Avitabile (Ciclamanti)
10. Simone Staltari (Asd pedale Acquese)

Corridori iscritti: 110, Partenti: 98, Arrivati: 38

(cito l’autore: Vito Bernardi)

Per la cronaca, i carissimi Soci della S.C.Castellettese mi hanno fatto salire sull’ammiraglia in qualità di Speaker (in corsa) della manifestazione…….devo dire che non mi sono mai divertito così tanto.

23
Apr

New Trial

I don’t know

12
Apr

Specialized Langster, a branded fixie

KrustyKlown mi ha fatto notare la presenza di queste fantastiche bici, le quali però in Italia stentano ad arrivare in Italia

Sul sito italiano ci sono solo le versioni London (bellissima) e New York, quelle importate e gia’ esaurite. Hanno il mozzo bisex (flip-flop Hub), fisso da una parte e libero dall’altra.

La mia dovrebbe diventare una cosa del genere, manubrio da crono (senza le appendici), magari nastro in sughero (pornissimo), colorazione custom, ecc.

Ma vediamo di cosa si tratta:

I modelli sono: New York (Gialla), Seattle (Verde), London (Bianca), Tradizionale (verde) e per ultimo la Langster S-Works da Pista. C’è anche il modello Boston (nera) di cui non ho trovato subito la foto.

La Seattle con i parafanghi in legno è bellissima, la London e la Boston sono molto belle per via della grafica innovativa, la New York mi piace meno (sarà il giallo), ma la più bella è sicuramente la S-Works (rossa o nera-ruote Zipp), che lascerei così com’è.

Le uniche modifiche che farei sono: sostituzione del manubrio basso con uno da “Fixie” girato all’insù e tagliato, toglierei inoltre i laccetti ai pedali lasciando solo la clip.

Qualcuno sa il prezzo ? Ho letto in un Blog U$D 740,00 (mi sembra un buon prezzo per una bici così).

11
Apr

Calenario Provvisorio Giovanissimi 2008

Pubblichiamo il Calendario Provvisorio delle Gare STRADA, Categoria Giovanissimi 2008.

Prossimamente pubblicheremo quello definitivo (forse!).

Calendario Giovanissimi 2008

04
Apr

BBQ

E’ ormai aperta la stagione…..del BBQ.

bbq

Gli attrezzi, il BBQ e la carbonella sono pronti, faccio un giro dal macellaio e via. Dovete sapere che la pratica di cuocere la carne alla griglia risale all’antichità: riporto un brano tratto dall’Iliade che ci spiega qualcosa……..

…Alzasi Achille
del vederli stupito, ed abbandona
colla cetra lo seggio; alzasi ei pure
di Menèzio il buon figlio, e lor porgendo
il Pelìde la man, Salvete, ei dice,
voi mi giungete assai graditi: al certo
vi trae grand’uopo: benché irato, io v’amo
sovra tutti gli Achei. - Così dicendo,
dentro la tenda interïor li guida,
in alti scanni fa sederli sopra
porporini tappeti, ed a Patròclo
che accanto gli venìa, Recami, disse,
o mio diletto, il mio maggior cratere,
e mesci del più puro, ed apparecchia
il suo nappo a ciascun: sotto il mio tetto
oggi entrâr generose anime care.
Disse; e Patròclo del suo dolce amico
alla voce obbedì. Su l’ignee vampe
concavo bronzo di gran seno ei pose,
e dentro vi tuffò di pecorella
e di scelta capretta i lombi opimi
con esso il pingue saporoso tergo
di saginato porco. Intenerite
così le carni, Automedonte in alto
le sollevava; e con forbito acciaro
acconciamente le incidea lo stesso
divino Achille, e le infiggea ne’ spiedi.
Destava intanto un grande foco il figlio
di Menèzio, e conversi in viva bragia
i crepitanti rami, e già del tutto
queta la fiamma, delle brage ei fece
ardente un letto, e gli schidion vi stese;
del sacro sal gli asperse, e tolte alfine
dagli alari le carni abbrustolate
sul desco le posò; prese di pani
un nitido canestro, e su la mensa
distribuilli; ma le apposte dapi
spartìa lo stesso Achille…
Iliade di Omero.
Libro IX, versi 187-205
Traduzione di Vincenzo Monti.
Ed. Rizzoli (Biblioteca Universale Rizzoli - BUR)
Milano, 1990 (I edizione)

Come si vede da questa breve lettura, l’arte conviviale del barbecue era stabilita in tutte le sue parti a noi note già all’epoca del racconto di Omero, 1000 anni almeno prima dell’era cristiana. Un gruppo di cari amici, una tavola imbandita, un po’ di pane ed un po’ di vino come accompagnamento, i tagli più teneri delle carni più adatte, un padrone di casa sollecito e generoso che ama servire personalmente i suoi ospiti. Si noti come già a quell’epoca cuochi competenti come Achille, Patroclo ed Automedonte avessero imparato a lasciar bruciare la legna sino a ridurla a sola brace senza fiamma prima di porre la carne a cuocere. Ci piace pensare al prode Achille, deposte per un momento l’ira funesta e le corrusche armi, indossare, per amore dei suoi ospiti, il grembiulone inzaccherato del cuoco, magari col suo cappellone al posto dell’elmo, affaccendarsi intorno alle griglie, impugnando un robusto schidione invece della lancia, mentre spennella sapientemente un po’ di marinatura su un cosciotto di agnello ( Ulisse, tu ben cotto, nevvero…? Aiace invece al sangue…) ridendo fragorosamente a qualche battuta salace, perchè si sa, quegli Achei erano brava gente, ma un po’ grossolana, gente di mano dai robusti appetiti, capaci di scatenare una guerra sanguinosa solo per correr dietro a qualche gonnella…
Diamo qui, seguendo questi nostri augusti predecessori, qualche indicazione del tutto generale circa l’utilizzo del barbecue e dei bracieri a legna ed a gas per la cottura dei cibi più svariati. Informazioni più dettagliate, ricette specifiche, trucchi e molti altri suggerimenti potranno essere trovati nella sterminata letteratura on line sull’argomento, specie in lingua inglese. Troverete a questo proposito qualche link a pie’ di pagina.
Essendo comunque trascorsi non completamente invano ben 3000 anni dall’epoca dei fatti sopra descritti, cominciamo col considerare la sicurezza e l’igiene alimentare, dato che ai nostri giorni ne ferisce assai più la salmonella che la spada…” …dalla barba alla coda…”

Cos’è un Barbecue, esattamente?
La domanda può sembrare peregrina, ma ci sembra giustificata dall’amplissima ed incerta accezione che il termine ha guadagnato nel corso dei secoli.
Partecipare ad un barbecue, fare un barbecue, comprare un barbecue, sono tutte espressioni corrette, che implicano però cose completamente diverse. Nessuno, ad esempio, direbbe mai: “ho partecipato ad un caminetto…”, mentre potrebbe dire: ” ho fatto un barbecue nel caminetto…”. La parola Barbecue, insomma, comprende in sè l’atto del cucinare, lo strumento utilizzato e l’evento sociale che ne è la cornice, e nessuno potrebbe dire cosa è più determinante.
Perchè il vero barbecue è un evento sociale, naturalmente. E perchè il barbecue è una tecnica di cottura in realtà antichissima, propria e conosciuta da tutte le popolazioni cosiddette primitive, ma recuperato dalla nostra civiltà occidentale, dopo essere stato dimenticato e sostituito da tecniche di cottura più ‘civili’ e sofisticate, grazie al contatto con le popolazioni del nuovo mondo, quasi cinque secoli fa, e trasformato in una occasione di festa e di ritrovo tra amici e conoscenti, in una atmosfera di rilassata informalità, come si conviene quando ci si concede ad usi e costumi mutuati da civiltà ‘inferiori’.
Pare infatti che, benchè l’origine del termine ‘Barbecue’ sia in realtà ancora controversa ed avvolta nella leggenda, la versione più accreditata ( per lo meno dagli americani…) sia la seguente. Quando i primi esploratori spagnoli giunsero nell’America centrale, in particolare nei Caraibi, scoprirono che le tribù indiane locali, i Taino, usavano una tecnica di cottura delle carni che consentiva di conservarle a lungo anche nel non favorevole clima locale, consistente nel disporle su di un graticcio di legna sospeso sopra uno strato di braci di legna. La cottura era lenta, e lo scopo del graticcio era quello di tenere la carne distante dal suolo e dalla contaminazione di insetti ed altri animali terrestri, mentre il fumo teneva lontani insetti volanti e contribuiva alla lunga conservazione degli alimenti. Gli stessi tipi di graticci pare venissero usati anche per dormire ( senza braci al di sotto, probabilmente). Il nome di questi graticci nella lingua locale suonava agli spagnoli come barbacoa (confermo: in Mexico la “Barbacoa” è la carne alla griglia fatta all’aperto NDR). Gli spagnoli tornarono in Europa con questo ‘nuovo’ metodo di cottura e questa nuova parola che, con l’entusiasmo caratteristico dell’epoca per le novità e le notizie provenienti dai Nuovi Mondi, si diffuse in breve per tutta l’Europa, con una grammatica più o meno simile in tutte le lingue ed una incertezza più o meno simile circa le reali caratteristiche di questa tecnica di cottura. Nel 1697 in Gran Bretagna il termine barbecue è citato per indicare una piattaforma su cui dormire, ma nel 1733 la parola è già usata per indicare una riunione sociale all’aria aperta dedicata alla grigliatura della carne. Nel 1769 George Washington annota nel suo diario di essere andato ad Alexandria per partecipare ad un “barbicue”.
All’incirca nel 1540, l’esploratore spagnolo De Soto introdusse il maiale (Buongiorno! Sono il MAiale! NDR) nei territori americani corrispondenti alle attuali Alabama e Florida. Il maiale si trovò così a suo agio nel nuovo clima da diffondersi enormemente, sino a diventare la principale fonte di carne per le popolazioni locali, ed il barbecue, con la sua lenta cottura fumosa adatta ai grandi tagli, il metodo localmente preferito per cucinarlo. Il barbecue finì così per essere considerato una specialità culinaria del nuovo mondo ed in effetti gli americani considerano il barbecue come il loro principale contributo alla cucina moderna.
A non essere d’accordo sono sopratutto i francesi, i quali non la cedono facilmente quando si tratti di cucina internazionale, e che offrono una etimologia completamente diversa per la parola. Sempre durante la conquista del Nuovo Mondo, esploratori francesi raccontavano di aver mangiato una capra intera cotta su una griglia del tutto simile a quella già descritta, e di averla gustata ” de la barbe a la queue”, dalla barba alla coda, da cui, per contrazione, barbecue.
Purtroppo, risolvere la controversia risalendo alla fonte linguistica è ormai impossibile: i pacifici Taino, in cambio della benevola accoglienza e della generosa ospitalità elargita ai conquistadores, furono da questi civilmente schiavizzati, infettati da malattie del Vecchio Mondo, ovvero sbrigativamente massacrati, tanto che, sembra già nel 1615, erano praticamente estinti.
In ogni caso, quali che siano le vostre preferenze circa l’origine della parola, non c’è dubbio che questa sia indissolubilmente legata al Nuovo Mondo, che questa tecnica di cottura sia stata approfondita e praticata in America come in nessuna altra parte del mondo, e che dunque si debba riconoscerne qualche merito agli Americani, sia nativi (i.e.: estinti) che colonizzatori.
Quanto alla pronuncia, se siete anglofili, pronuncerete bàrbecu, se siete francofili, pronuncerete barbechiù, ma in sostanza non ha molta importanza, perchè possiamo assicurarvi che nessuno al mondo ha la minima idea di quale diavolo sia la pronuncia corretta.

Quanto infine al barbecue vero e proprio, qualunque ne sia l’origine, esso implica delle braci, una griglia, delle carni sopratutto ( ma nulla vieta di includere le verdure), la cottura all’aria aperta ed una riunione conviviale.
Ed uno chef, naturalmente.
Maschio, per lo più.
Già, perchè pare che, almeno in tutto l’occidente civilizzato, la pratica del barbecue sia prerogativa esclusivamente maschile, o quasi. Maschi graniticamente refrattari a qualunque incombenza domestica, desolantemente incapaci di riconoscere un taglio di carne od una qualità di verdura se non convenientemente presentati in un piatto di portata, assolutamente inetti nel mettere insieme un menù decente persino ordinandolo al ristorante, quando si venga ad organizzare un barbecue, assumono il comando delle operazioni con un tale piglio di naturale autorità da esser degno di ben altre intraprese, e tale da consigliare una prudente e rassegnata ritirata alle signore amanti della pace domestica.
Il fatto è talmente palese e diffuso, da essere stato indagato scientificamente, dai soliti americani, naturalmente. Pare che il tutto sia da ricondurre all’impiego del fuoco che l’uso di un barbecue comporta, ed al senso ancestrale di potere che il fuoco conferisce a chi lo controlla. Dunque, è il vecchio cacciatore e raccoglitore del Paleolitico che riemerge di fronte ad un taglio di carne sanguinolento posto ad abbrustolire sulla fiamma.
Può darsi, naturalmente. Ma, a parte che L’Uomo Paleolitico sembra riemergere assai spesso anche in contesti che nulla hanno a che fare col fuoco, perchè la molla non scatta anche in cucina, di fronte ad un comune fornello a gas? Mentre invece funziona con un barbecue a gas?
Probabilmente la risposta sta nel fatto che il barbecue è un evento di cui lo Chef è il Protagonista Assoluto. Un Barbecue, inteso come evento sociale, è un teatro naturale in cui le qualità istrioniche del padrone di casa possono esprimersi liberamente. Tutto dipende da Lui. Invece di essere confinato nei recessi della cucina, lo chef di un barbecue si trova su un palcoscenico, esibendosi dietro ai suoi fornelli come un pianista dietro al suo pianoforte, davanti al suo pubblico.
Quale maschio saprebbe resistere?

Tratto da: www.alfredoneri.com

Ringrazio: Alfredo Neri per le ricchissime informazioni riguardo l’argomento BBQ. Il prossimo Post lo farò sulle Salse per BBQ Americane (Buonissime e Piccantissime).

03
Apr

Popocatepetl

La Leyenda de los Volcanes

Iztaccihuatl, hace ya miles de años,
fue la princesa más parecida a una flor,
que de la tribu de los viejos caciques
del Capitán más gentil se enamoró.
El padre augustamente abrió los labios
y dijole al Capitán seductor,
que si tomaba un día la cabeza del cacique enemigo,
en su vara y lanzón.
Encontraría preparados,
a un mismo tiempo
el festín de su triunfo
y el lecho de su amor.
Y Popocatépetl fuese a la guerra
con esta esperanza en el corazón
domo la rebeldía de las selvas obstinadas,
el motín de los riscos contra su paso vencedor.
La osadía despeñada de los torrentes,
y la acechanza de los pantanos en traición;
y contra cientos y cientos de soldados,
años de años gallardamente combatió.
Al fin torno a la tribu,
y la cabeza del Cacique enemigo
sangraba en su lanzón.
Hallo el festín del triunfo preparado,
pero no así el lecho de su amor;
en vez de lecho encontró el túmulo.
En que su novia,
dormida bajo el sol esperaba
en su frente el beso póstumo de la boca
que nunca en vida la beso.
Y Popocatépetl quebró en sus rodillas
el haz de las flechas;
y, en una sorda voz conjuro
las sombras de sus antepasados
contra las crueldades de su impasible Dios.
Era la vida suya, muy suya,
porque contra la muerte la gano;
tenia la riqueza; el poderío;
pero no tenia el amor…
Entonces, hizo que veinte mil esclavos
alzaran un gran túmulo ante el sol:
amontono diez cumbres en una escalinata
como de alucinación;
Tomo en sus brazos a la mujer amada,
y él mismo sobre el túmulo la coloco;
luego, encendió una antorcha, y,
para siempre, quedo en pie
alumbrando el sarcófago de su dolor
Duerme en paz, Iztaccihuatl;
nunca los tiempos borraran los perfiles
de tu casta expresión.
Vela en paz, Popocatépetl;
nunca los huracanes apagaran
tu antorcha eterna de amor.

Tomado del folleto “Popocatépetl”,
Alfredo Careaga P.;
México, D.F. a 14 de Abril de 1987

Popocatepetl: En Náhuatl significa “Montaña que humea”

01/ene/98. Popocatépetl, 18:28. Erupción con una emisión de ceniza (altura de la columna=1 km.). Imagen del video (1 de 4) desde el Altzomoni. (CENAPRED).

 

01/ene/98. Popocatépetl, 18:29. Erupción con una columna de ceniza de 2.5 km. Incendios provocados por la expulsión de material incandescente. Imagen del video (2 de 4) desde el Altzomoni. (CENAPRED).

 

01/ene/98. Popocatépetl, 18:30. Erupción con una columna de ceniza de 5 km. Incendios provocados por la expulsión de material incandescente. Imagen del video (3 de 4) desde el Altzomoni. (CENAPRED).

 

01/ene/98. Popocatépetl, 18:31. Erupción con una columna de ceniza de 6 km. Incendios provocados por la expulsión de material incandescente. Imagen del video

POPO E-mail
Buzón para mensajes
POPOTEL: (525)2051036
Lada sin costo: 018001235050
03
Apr

Il Pino Messicano

Ho letto quasi tutti i libri di Pino Cacucci, che con me ha in comune varie permanenze in Mexico. Leggendo Blogs qua e la mi sono imbattuto in questo articolo che ha fatto in modo che Pino mi sia diventato più simpatico ……. in quanto ciclista:

Venerdì, 15 Giugno 2007

marcos
Riceviamo dallo scrittore Pino Cacucci e volentieri pubblichiamo, questo articolo sull’uso della due ruote nel suo amato Messico, dove la bicicletta sembra attecchire tra tutti gli strati sociali e pare, stando alla foto qui accanto, abbia sedotto anche il subcomandante Marcos.
Il racconto è esemplificativo del fatto che anche in una delle metropoli più caotiche e inquinate (ma non lo era anche Londra prima della “cura” di Ken il Rosso?) è possibile, se c’e’ la cultura e la volontà politica giusta, avviare una inversione di tendenza. Ma lasciamo parlare Pino….
Nel recente passato Città del Messico veniva citata come esempio di inquinamento. Ma negli ultimi vent’anni la megalopoli per eccellenza ha avviato una fitta serie di provvedimenti a tutela dell’ambiente che hanno drasticamente ridotto le emissioni di gas serra con severe leggi sia sul traffico che sull’industria; come risultato basti l’esempio delle polveri sottili, che mediamente sono inferiori dal 30% al 50% rispetto a una città italiana come Bologna. cacucciMa soprattutto Città del Messico sta promuovendo la bicicletta come mezzo di spostamento grazie a una serrata campagna di sensibilizzazione che non ha eguali nel resto del mondo. La capitale messicana è uno stato a sé della federazione, il DF, il più popoloso (18 milioni di abitanti, che arrivano a 25 se si considera la cosiddetta “area metropolitana”, che sconfina nello stato limitrofo omonimo, abbreviato in Edomex) (è solo una stima, probabilmente in numero corretto è intorno ai 30mln N.D.R.), e l’attuale sindaco-governatore Marcelo Ebrard ha emanato una legge statale che impone a tutti i dipendenti dell’amministrazione pubblica – dai massimi funzionari agli impiegati, dai poliziotti ai pompieri, dall’entourage del governatore fino agli addetti a manutenzione e raccolta dei rifiuti – di recarsi al posto di lavoro in bicicletta ogni primo lunedì del mese. Ovviamente è un modo per convincere tutti a utilizzarla ogni giorno, ma in “quel giorno” sono semplicemente obbligati, senza eccezioni, compreso il capo della polizia che, avendo posto problemi di sicurezza (auto con la scorta), è stato messo in ferie per un giorno al mese, in modo da non costituire un’eccezione alla regola. L’iniziativa ha scatenato una salutare campagna di propaganda, con centinaia di reporter, fotografi e operatori TV a immortalare l’immane flusso di ciclisti. Pochi giorni fa, tra le tante iniziative a favore della bici, c’è stato un “critical mass nudi alla meta”, con centinaia di ciclisti completamente nudi che hanno sfilato per il centro della metropoli allo scopo di attirare tutta l’attenzione possibile – e ci sono senza dubbio riusciti – sulle difficoltà per chi usa la bici nel traffico, cioè ci si sente “nudi” contro le prepotenze degli automobilisti. Ma va ricordato che attualmente Città del Messico vanta ben 120 km di piste ciclabili protette – alcune addirittura sopralevate per superare i viadotti – ed entro pochi anni il programma dell’amministrazione prevede la realizzazione di ben 300 km! Que Viva México, ciclistas!

Pino Cacucci

(tratto da www.ilikebike.it - Grazie 1000)

Ho scoperto che Pino Cacucci ha un Blog al seguente indirizzo:

http://www.feltrinellieditore.it/BlogAutore?id_autore=155756&blog_id=14

01
Apr

MTB Crash

KrustyKlown del PBMTB ha partecipato a una gara MTB, è il primo di noi perciò facciamo tutti il tifo.

manub

Resoconto della gara scritto di pugno da KK:

Domenica e’ stato bello, cioe’ molto bello con qualche imprevisto.
Siamo andati in 4 per fare 50 km di percorso medio-duro, io unico dilettante ero attrezzato per l’autosufficienza: 2 borracce, barrette, gonfia-e-ripara, pompa, camera d’aria, attrezzi, maniche da attaccare al giubbotto in caso fossi arrivato dopo il tramonto, telefono preimpostato sul 118, testamento.
La fauna era varia. I convinti hanno cosce come barili e polpacci nervosi e depilati, si cambiano ridendo e scherzando poi partono per primi schiumando e dandosi delle gran gomitate gia’ nel parcheggio.
I normali erano come noi e partiamo col secondo gruppo “mediamente allenati”.Tre degli organizzatori ci accompagneranno senza nemmeno sudare.
Alla terza salita molla il cicloturista: “su strada vado, ma in MTB non sono allenato…” e si mette dietro. Al 10° km il secondo finisce l’acqua, c’e’ molta polvere e gli do’ una delle mie borracce ma al 15° finisce a